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L'Associazione BIOS è un'associazione di volontari che nasce a livello regionale circa sei anni fa da uno storico gruppo animalista catanzarese che aveva militato per lunghi anni nel WWF, per poi aderire all' ENPA per motivi puramente ideali. 

Non trovando adeguato riscontro ai propri progetti, ha deciso di costituirsi in un gruppo autonomo, regolarmente costituito con atto notarile, iscritto all’ Albo regionale delle Associazione Protezioniste, nonché all’ Albo Provinciale del Volontariato. 

Il “Villaggio dei Randagi” è una struttura che esiste da oltre 10 anni e che, fra innumerevoli difficoltà, e senza alcun aiuto economico dalle Istituzioni, Aldina Stinchi porta avanti con grande tenacia. 

Aldina Stinchi in prima persona con un gruppo di volontari ospita e cura ogni giorno questi esseri così speciali che nonostante il torto subito contraccambiano con.. amore incondizionato!  … 


Come è nato il rifugio

Nel 1995, il gruppo animalista di Catanzaro ha elaborato un progetto che tenesse conto delle esigenze etologiche dei cani, nonché di taluni bisogni del territorio: ideando l’”Oasi canina”, che, presentata al compianto assessore Torchia – giunta Nisticò – ottenne favorevole accoglimento e fu finanziato al WWF (la Stinchi allora era responsabile del coordinamento regionale delle guardie zoofile) di Catanzaro per circa 270 milioni di lire e quello di Cosenza per circa  200 milioni di lire.   

Per le realizzazione del progetto di Catanzaro, la cifra fu appoggiata al comune di San Floro (che aveva offerto il terreno) il quale Comune doveva realizzare il progetto sotto la “supervisione vincolante” dell’Associazione: risultato, quello che era all’epoca un progetto pilota nazionale, fu totalmente espropriato all’Associazione e trasformato in un luogo di sofferte detenzione dei poveri randagi cui per conto si voleva offrire una vita serena, dignitosa e piena di affetto.

Responsabile di questo vergognoso voltafaccia fu il sindaco di allora, di cui ingenuamente ci si era fidati.

Lasciato il WWF, che non era intervenuto in un evento tanto grave, anzi aveva tolto alla scrivente la delega alla gestione delle due oasi il gruppo forte di circa 400 soci aderì ad una rinnovata ENPA. Rinnovata in quanto la precedente gestione era colpevole di gravi maltrattamenti di randagi, detenuti nel piccolo canile di località Barone di Catanzaro, insieme al servizio veterinario nr. 7 che sopprimeva a tutti spiano i cani affetti da Leishmaniosi, mente nei loro ambulati privati, gli stessi veterinari curavano quelli dei loro clienti.    

La sottoscritta riusciva a chiedere ed ad ottenere la chiusura di questo canile catanzarese e l’affidamento dei superstiti a lei che li avrebbe ospitati nel proprio terreno.

La sensibilità del Dr. Porcelli rendeva la richiesta una realtà.

Da allora però, il terreno privato si riempiva di cani randagi e la vita famigliare diventava difficilissima. Sopraggiunse, alfine, l’inaspettato aiuto di un gruppo di volontari di Satriano che mettevano a disposizione denari e mezzi, e con il contributo del ENPA nazionale 11 anni fa si inaugurava il “Villaggio dei Randagi”, corredato da luce, acqua potabile e GPL per la cucina.

Tale struttura si snoda su circa 3 ettari e mezzo di superficie sabbiosa semi collinare, su cui sono stati costruiti circa 30 ampi recinti dotati di punto acqua e cibo, di talune capanne in legno e numerose cuce sparse: in essi vivono in un allegro regime di semi libertà un numero vario di randagi, messi insieme dall’osservazione dalla loro compatibilità caratteriale, a prescindere dalla taglia e dal sesso. Purtroppo le drammatiche condizioni economiche in cui versa l’associazione non ha permesso di effettuare una sterilizzazione a tappeto degli ospiti, che avrebbe significato pretendere troppo dai veterinari volontari che ci accompagnano in questa avventura da circa 11 anni. In effetti il Dr. Andrea Gallo ed i suoi collaboratori offrono ai nostri ospiti tutte le cure e gli interventi chirurgici necessari nonché la sterilizzazione di tutti i maschi.

Naturalmente le medicine (numerosissime) devono essere acquistate con enorme sacrifici personali. Il cibo da acquistare comprende pasta, riso, pane, carne, scatolette e crocchette. Anche in questo caso, con tutto invenduto che si getta, non viene dato a noi il minimo aiuto da parte di chicchessia.    

La situazione si è resa ulteriormente difficile per il susseguirsi di numerosi alluvioni nell’anno 2010 e le forti piogge cadute nel mese di gennaio 2011. Per questo motivo la struttura necessità di una consistente ristrutturazione come la sistemazione dell’ingresso, i recinti e le tettoie. Ultimamente anche la cucina è stata travolta da un vento tempestoso che ha sollevato il tetto.

Inoltre il servizio veterinario ha effettuato tutta una serie di imposizioni costosissime (che in molti altri canili non sono state richieste) per poterci fornire l’autorizzazione che darebbe l’opportunità all’Associazione, ovviamente a pagamento, di ospitare i cani randagi di taluni comuni. Questi animali ad oggi sono costretti a subire la tradotta nazista verso il Reggino o verso il Crotonese.  Anche per questo si sperava in un aiuto consistente per poter effettuare questi lavori e quindi togliere al servizio veterinario ogni scusa per non fornici questa autorizzazione.   

 

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